La Vendetta è tornata...ed ora è DONNA!!!

La legge è uguali per tutti MOLTI!!!
11/06/1984:
La morte della (vera) politica italiana

Il nuovo film di D'Alatri è una commedia arguta sugli italiani (o meglio sulla provincia italiana). E' un film a due faccie su tutti i mediocri per vocazione e su chi crede che vivere affidandosi alla fantasia, all'entusiasmo, al rispetto delle regole e degli altri siano ancora dei valori da inseguire ed elogiare.
Partendo da una sorta di massima: "Se l'invidia fosse febbre tutto il mondo c'è l'avrebbe", D'Alatri ci parla di tutte quelle persone che oggi riempiono i posti "di potere" e che colti da una sorta di febbre (appunto), scagliano tutto il loro dissapore, per una vita fatta di monotonia e routine, sulle persone che ancora hanno dei sogni e tentano constantemente di raggiungerli.
La storia è quella di Mario Bettini (Fabio Volo), geometra 30enne, che ha un sogno nel cassetto: aprire un locale insieme ad alcuni amici. Quando arriva, inaspettata, una lettera di assunzione al comune, Mario decide di accettare l'impiego, anche se in contrasto con le sue aspirazioni. Del resto, si tratta soltanto di indossare panni diversi da quelli desiderati per una breve porzione di vita e ottenere in cambio, la realizzazione di un sogno. Si imbatte così nello squallore della burocrazia, nei sotterfugi, nel grigiore, nell'umiliazione. L'incontro con una ragazza, Linda (Valeria Solarino), gli apre altre prospettive esistenziali e gli dà modo di sognare ancora, ma non un locale, bensì una patria in cui si venga apprezzati e riconosciuti per ciò che si è realmente.
D'Alatri sà di non avere l'oniricità felliniana, la lucidà di Giordana o il genio di alcuni registi dei nostri giorni (i vari Anderson in primis) ma tutto sommato è cosciente dei proprio limiti e tenta di non stafare mai (ad eccezione di qualche scena). Due scene sono molto belle: quella dove si vedono le tombe di tutte i maggiori scrittori italiani e quella "fantastica" nel locale con il presidente Ciampi (interpretato da Arnoldo Foà). In compenso la direzione degli attori, è molto buona sia di quelli principali ,dove spicca una bellissima Valeria Solarino che unisce alle doti di attrice un staordinaria presenza magnetica, che di quelli di contorno, Thomas Trabacchi e Cochi Ponzoni in primis.
Il tutto accompangato da un splendida colonna sonora, composta dai Negramaro che si riconfermano dopo il bell'album di debbutto "000577".
Un film leggero che si lascia guardare, anche con piacere, e che lascia quella malinconia dovuta alla consapevolezza che l'Italia è un bel paese ma solo se lo si guarda dall'alto (come nella sequenza finale).
La locandina parla da sè...
Mai come in questi giorni stò invidiando gli americani...si stanno godendo già da 7 giorni questo (speriamo) bellissimo film...
Noi dovremmo pazientare ancora un pò (si parla del 3 giugno)...io ho già la bava alla bocca e non c'è bisogno di spiegare il perchè...
Per chi vuole (ri)farsi gli okki CORRA QUI
Progetti per il futuro:
Non sottovalutare le conseguenze dell'amore...
Titta Di Girolamo (Toni Servillo) è un uomo d'affari che vive da 8 anni nella stessa camera dello stesso albergo della stessa città con lo stesso lavoro. Lo stesso lavoro che (forse) lo ha reso pacato, silenzioso, oscuro tanto da allontare tutti da se e dalla sua vita. Fa ogni cosa con la minima precisione e ossessione, senza sbavature, quasi per non sentire la solitudine che lo circonda.
Cosa può stravolgere la vita di questa persona così "perfetta"???
Ma naturalemente la cosa più imperfetta al mondo: L'AMORE.
Nella sua vita infatti "entra" una giovane donna, la barista dell'hotel dove lui vive, Sofia (Olivia Magnani), che (forse) incurisosita da quell'uomo silenzioso e schivo comincia a farsi notare e Titta non può che non "vedere"...tanto che lo induce a segnare sul suo taccuino una frase: Progetti per il futuro:Non sottovalutare le conseguenze dell'amore (Un gioco di doppi sensi che invita anche lo spettatore a non sottovalutare il film che sta guardando).
Da qui in poi tutto cambia, tutto si stravolge a tal punto da non poter (forse voler) più
tornare indietro.
Secondo lungometraggio di Paolo Sorrentino, dopo il bellissimo "L'Uomo in più", che si dimostra ancora di regista di qualità sopraffina e di un gusto agrodolce nell'invenzione di personaggi così tanto "falsi" da sembrare estremamente "veri".
Il film è tutto un gioco di sguardi, di smorfie, del non detto (in certi momenti ricorda Wong Kar-wai del favoloso "In the mood for love" dove però lì c'è il gioco del non visto), quasi un contrasto con la risonante, invasiva, coinvolgente colonna sonora che "sbircia" dentro come non mai. Strepitose le scene nell'interno della banca dove il rumore dei soldi sovrasta tutte le immagini che sono impregnate esclusivamente dallo spandersi del fumo della sigaretta di Titta.
Strepitosa anche la "glaciale" fotografia che ti "addentra" ancora di più nella solitudine del personaggio.
Tutto questo dovuto sicuramente ad un ottimo soggetto e ad un ottima sceneggiatura (entrambi di Sorrentino), resa "magica" dall'interpretazione di Toni Servillo che "vive" sul filo della perfezione.
Film pervaso dalla scelta del poter scegliere e dalla vittoria delle coincidenze sulla vita, che sollecita l'agire sull'oziare e che rende ancora più consapevole il fare (motorio)...Conseguenze...appunto.
Ieri sera ho (ri)visto per la 6° volta Kill Bill vol.1 e non potevo non parlarne... Ogni volta ke rivedo quella sequenza di immagini mi innamoro sempre di più di quel GENIO ke è Quentin Tarantino. Con questo film ci ha confermato ancora di più quanto sia paradossale il suo cinema e come si può rendere una storia con una trama scontatissima un vero CAPOLAVORO. Con questa sceneggiatura ke ormai lui scriveva da anni ha dikiarato apertamente il suo amore verso quest'arte di cui lui si nutre e la rende viva in tutti i suoi film (specie in questo). E' una vera vera e propria orgia di immaggini esaperate fino al midollo per esaltare ancor di più la vendetta della sposa sempre più assetata di sangue e di distruzione (d'altronde Hattori Hanzo lo dice: "...La strada della vendetta non è mai una strada dritta, se sul tuo cammino incontrerai Dio, lo trapasserai con questa spada..."). Tutto condito da una colonna sonora azzeccattisma ke esalta ancora di più le immagini e rende il tutto una simbiosi perfetta a partire dai Titoli di Testa ke vengono resi ancora più "magici" dalle note di Bang Bang My Baby Shot Me Down (azzeccata anke nel titolo!?!) di Nancy Sinatra, fino ad arrivare allo scontro finale con Oren Ishii con la bellissima versione di Don't Let Me Be Misunderstood di Santa Esmeralda (una sorta di paradosso ke contrasta lo sfondo del paesaggio innevato puro, calmo, silenzioso).
Eh sì...questo è proprio un film per cinefili incalliti fatto da un cinefilo incallito, per gli amanti del cinema in tutte le sue sfaccettature... mischia tutti i canoni ma allo stesso tempo ne esce creandone uno, incorporandoli, stravolgendoli a modo suo, scavalcando tutto quello che c'è di convenzionale nel cinema di oggi e di ieri... b-movies, kung fu, spaghetti-western, splatter, azione, manga giapponese... romanticismo, trash... violenza condita da ironia all'ennesima potenza... tutto è volutamente esagerato, inverosimile... combattimenti concepiti come una danza ke ci travolge in un vortice visivo che toglie il fiato...
Quello ke mi viene da dire...
...Grazie Quentin...
In attesa di qualche voce sul prossimo film di David Lynch (si sono perse le sue tracce nel "lontano" 2001 quando vinse la palma d'oro come miglior regia al festval di cannes con l'onirico Mulholland Drive, anche se a pari merito con il bellissimo L'uomo che non c'era dei fratelli Coen) ho scovato qualche suo vecchio lavoro. Diversi spot potete trovarli qui e altro materiale qua.
Mi imbarco in questo (nuovo) viaggio con la speranza che quello che il mio sguardo non lasci indifferenti e che riesca a creare nuove prospettive, cercando di allietare questo
"BISOGNO DI GUARDARE".
